Quattro miti sull’intolleranza al lattosio

Oggi sfatiamo insieme 4 piccoli miti che riguardano l’intolleranza al lattosio. Per approfondimenti potete leggere i nostri altri articoli sull'argomento.

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Prevalenza dell'intolleranza al lattosio nella popolazione mondiale

Mito 1. Gli adulti che presentano deficit della lattasi (lactase non persistence) non possono tollerare latte e latticini

Le persone che presentano deficit della lattasi (l’enzima che ci consente di digerire il latte) non sono tutte completamente intolleranti al lattosio. Chi ha questo tipo di deficit enzimatico può tollerare fino a 12 g di lattosio distribuito nel corso della giornata, ad es.  nel caffè macchiato della colazione. E’ necessario approfondire il proprio livello di intolleranza con il test diagnostico più appropriato (breath test al lattosio o test genetico).

Mito 2. La non persistenza della lattasi, con conseguente intolleranza, è una condizione rara

Fino a poco tempo fa si pensava che la capacità di digerire il latte in età adulta fosse un tratto dominante, invece fino al 70% della popolazione mondiale presenta una non-persistenza della lattasi (deficit di lattasi in età adulta).


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Mito 3. Il latte di capra è senza lattosio

Falso: il latte di capra contiene il 4% di lattosio. Il latte di soia e di riso, sostituti vegetali del latte,  sono naturalmente privi di lattosio, ma hanno un contenuto di calcio molto basso: si consiglia pertanto l’assunzione di quei prodotti che presentano calcio aggiunto.

Mito 4. Il risultato negativo del breath test al lattosio significa che si possono tollerare tutti i latticini

Il breath test al lattosio può risultare negativo, ma il paziente può essere invece ugualmente intollerante. Il 20% dei pazienti può presentare una mancata escrezione di idrogeno e risultare negativo al test anche se è intollerante. Mentre la positività al breath test conferma l’intolleranza al lattosio (anche se non consente di discriminare una intolleranza secondaria), chi ottiene un un test negativo potrebbe essere intollerante nel 20% dei casi: se i sintomi persistono è utile approfondire con un test genetico.

Riferimenti

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Pubblicato il 23-04-2018 da...

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Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

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