Carenza di Vitamina D e mortalità

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La carenza di vitamina D può essere un fattore di rischio per la mortalità: è quanto afferma uno studio pubblicato il 16 febbraio 2017 sulla rivista PLOSone. 

Questo studio è parte del Progetto Europeo  ‘Food-based solutions for eradication of vitamin D deficiency and health promotion throughout the life cycle’ (ODIN). I ricercatori coinvolti hanno cercato di colmare un vuoto conoscitivo che riguarda l’associazione tra concentrazioni standardizzate di Vit D [25(OH)D] e il rischio di mortalità. Questo studio costituisce una meta-analisi in cui sono stati utilizzati i dati di singoli partecipanti [Individual participant data (IPD)] relativi ad 8 studi prospettici di coortecondotti in Norvegia, Germania, Islanda, Danimarca e Paesi Bassi.

In questa importante meta-analisi è stata valutata l’associazione della carenza di vitamina D [25(OH)D] con l’aumento del rischio di mortalità per qualsiasi causa, come esito primario, e quale fattore di rischio di morte per problemi cardiovascolari e per tumore, come esito secondario.  

La carenza di vitamina D è molto più diffusa di quel che si pensi; la International Osteoporosis Foundation mette a disposizione una mappa interattiva che consente di visualizzare lo status dei livelli di vitamina D nel mondo, esplorabile nel link a seguire:

https://www.iofbonehealth.org/facts-and-statistics/vitamin-d-studies-map

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* Studio prospettico di coorte: uno studio di coorte, o cohort study o panel study, studia una coorte, ovvero un gruppo di persone che sperimenta un dato evento, in un periodo di tempo selezionato, e lo studia ad intervalli di tempo. In questo tipo di studio viene confrontata la diversa incidenza di un determinato fenomeno  fra un gruppo esposto al fattore di rischio ed un gruppo non esposto. Nello studio prospettico la coorte viene seguita nel tempo per osservare l'incidenza di un particolare evento. Questo tipo di studio  permette di rilevare i possibili fattori di rischio di una popolazione, ed il suo follow-up.

I risultati dello studio...

Sono stati analizzati i dati di 26.916 partecipanti con età media di 61,6 anni (58% di sesso femminile) e con una concentrazione media di vit D [25(OH) D] pari a 53,8nmol/L.

Nel follow-up eseguito a distanza di 10.5 anni in media, 6802 persone delle 26.919 iniziali erano decedute. 

I dati dei partecipanti sono stati suddivisi per gruppi in base alle concentrazioni di Vit D presenti nel sangue. Il gruppo con concentrazione di 25(OH)D più elevata, compresa tra 75 e 99,99nmol/L è stato confrontato con i gruppi che presentavano concentrazioni più basse pari a 40-49,99, 30-39,99 e <30nmol/L.

 Si è visto che nei gruppi con concentrazioni di Vit D [25(OH)D] più basse il fattore di rischio di mortalità per qualunque causa è risultato aumentato.  

In particolare, in confronto al gruppo che presentava un livello di 75 e 99,99nmol/L di vit D [25(OH)D], nel  gruppo con concentrazioni  comprese tra 40-49,99 nmol/L  il fattore di rischio è risultato pari a 1.15, nel gruppo con 30-39,99 nmol/L  pari a 1.33 e nel gruppo  <30 nmol/L pari a 1.67. 

I ricercatori coinvolti nello studio hanno inoltre rilevato che i risultati sono simili se si considera la mortalità per problemi cardiovascolari, ma che non è stata invece trovata alcuna associazione tra livelli di vit D [25(OH)D] e mortalità per tumore.

E’ stato anche valutato il rischio in caso di livelli elevati di Vit D [25(OH)D] fino a 125nmol/L e si è visto che non è presente alcun rischio aumentato di mortalità.

Gli autori della pubblicazione evidenziano come l’associazione tra livelli di Vit D [25(OH)D]  e mortalità possa essere causale e non una semplice correlazione, poiché il recettore per la vitamina D (VDR) è espresso in quasi tutti i tessuti umani e l’attivazione di questo recettore regola centinaia di geni, rilevanti per diverse patologie. Allo stesso tempo,  i ricercatori sottolineano come sia plausibile anche una spiegazione causale inversa, ovvero che i livelli di vit D [25(OH)D]  siano ridotti come conseguenza di patologie sottostanti.  Saranno necessari ulteriori studi che permettano di valutare anche altri fattori confondenti,  quali infiammazione, obesità, scarsa attività fisica e alimentazione: tutti questi fattori possono essere associati sia a carenza di vitamina D che ad un aumento del rischio di mortalità.

Riferimenti

Gaksch M, Jorde R, Grimnes G,Joakimsen R, Schirmer H, Wilsgaard T, et al.(2017) - Vitamin D and mortality: Individual participant data meta-analysis of standardized 25-hydroxyvitamin D in 26916 individuals from a European consortium. - PLoS ONE 12(2): e0170791.doi:10.1371/journal.pone.0170791

Pubblicato il 06-03-2017 da...

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Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

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