INTESTINO IRRITABILE E DIETA LOW-FODMAPS

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Se conosci la sindrome dell’intestino irritabile forse avrai sentito parlare di questa dieta; se, invece, ti è sconosciuta, leggendo questo articolo potrai scoprire di che cosa si tratta e trovare informazioni utili.

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS –Irritable bowel syndrome) è molto diffusa e per chi ne soffre l’impatto sulla qualità di vita è significativo. Si pensi che negli Stati Uniti si stima che tra l’8 e il 20% della popolazione soffra di questo disturbo (le percentuali dipendono dal tipo di criteri diagnostici impiegati) e nella maggior parte degli studi viene riportata una prevalenza maggiore tra le donne rispetto agli uomini.

Questo tipo di sindrome non è un problema solo per chi ne soffre, ma anche per tutti quei professionisti sanitari che se ne occupano, perché esistono poche terapie mediche efficaci e non funzionano su tutti: la patofisiologia dell’IBS è infatti conosciuta in modo incompleto, i metodi di trattamento sono limitati e la popolazione affetta è estremamente eterogenea.

Quali sono i sintomi principali dell’IBS?

Chi soffre di intestino irritabile riconoscerà questi sintomi.

Gonfiore addominale

Meteorismo

Flatulenza

Crampi

Stipsi/diarrea

Quasi i due terzi di coloro che soffrono di intestino irritabile riferiscono che i propri sintomi sono correlati al cibo. Per questo motivo è aumentato l’interesse nei confronti delle terapie dietetiche, soprattutto quelle a basso contenuto di FODMAPs.

Che cosa sono i FODMAPs?

I FODMAPs potrebbero essere definiti per semplicità carboidrati fermentabili. Nello specifico il termine è un acronimo che sta per oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili  (“ Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols”).

Nel dettaglio i FODMAPs sono i seguenti:

· Fruttosio (frutta, miele, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, etc)
· Lattosio (latte e derivati)
· Fruttani/inulina (grano, cipolla, aglio, etc)
· Galattani (fagioli, lenticchie, legumi in generale,  etc)
· Polioli (dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo; frutti quali avocado, albicocche, ciliegie, pesche, prugne,  etc)

Come si può osservare questi carboidrati si trovano in porzioni varie in diversi alimenti. Inoltre, tra i cereali, quelli con glutine contengono molti più carboidrati fermentabili (FODMAPs) rispetto a quelli gluten-free.  E’ importante soffermarsi su questo ultimo punto, perché alcune forme di sensibilità al glutine potrebbero essere invece sindromi dell’intestino irritabile dovute a fermentazione dei FODMAPs. Se si pensa di essere affetti da Sensibilità al Glutine Non Celiaca è necessario affidarsi allo specialista che seguirà il caso secondo protocolli clinici validati e non fare autodiagnosi.

Come agiscono i FODMAPs?

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Il meccanismo più accreditato che porterebbe i FODMAPs all’induzione dei sintomi dell’IBS è di tipo meccanico: i FODMAPs aumentano la disponibilità di substrati fermentabili e acqua nel tratto distale dell’intestino tenue e nel colon, con conseguente distensione del lume intestinale, per effetto osmotico, e produzione di gas, soprattutto idrogeno e anidride carbonica, a causa della fermentazione batterica degli oligosaccaridi o di una porzione malassorbita (se c’è) di fruttosio, polioli e lattosio. [Anche se grandi dosi di FODMAPs (es. lattulosio) possono indurre diarrea, le quantità introdotte con la dieta di solito non sono così elevate].

La distensione addominale porta a una stimolazione dei meccanorecettori addominali, che determinano poi l’invio di un segnale che può essere interpretato come dolore o gonfiore. Il diaframma e la parete anteriore dell’addome rispondono di riflesso, portando a una aumentata distensione addominale; questo ha effetto sulla motilità e probabilmente può comportare delle modifiche nella normale funzionalità intestinale.

Nonostante questo sia il meccanismo più accreditato, non è ancora del tutto chiaro come il cibo possa indurre i sintomi dell’intestino irritabile: tra i possibili modi si includono una ipersensibilità viscerale, una alterata motilità intestinale, fermentazione anomala a livello del colon e malassorbimento degli zuccheri: tutte queste condizioni determinano una aumentata produzione di gas e distensione addominale.

Sembra che anche gli acidi grassi a catena corta (SCFAs) derivanti dalla fermentazione dei FODMAPs influenzino la motilità e sensibilità intestinale. Non è ancora stato stabilito se siano i FODMAPs ad alterare la sensibilità viscerale, sembra però che gli SCFAs possano alterare queste sensazioni e il rilascio di istamina. Si presume inoltre che una risposta neuro infiammatoria che coinvolge l’attivazione delle mast-cellule  possa alterare la sensibilità viscerale(le mast-cellule o mastociti sono cellule del nostro sistema immunitario che intervengono nelle reazioni allergiche, anafilattiche e di ipersensibilità).

Che cos’è la dieta low FODMAPs?

La dieta a basso contenuto di FODMAPs prevede due fasi:

- fase di eliminazione, della durata media di 6 settimane, in cui vengono ridotte le fonti alimentari di FODMAPS

- fase di mantenimento e reintroduzione, in cui vengono reintrodotti gli alimenti a maggior contenuto di FODMAPs in base alla propria tollerabilità individuale.

La dieta low FODMAPs non è facile da seguire: è necessario, infatti, che il nutrizionista, medico o dietista che la suggerisce educhi in modo adeguato il paziente e che vengano poi effettuate visite di follow-up ogni 3-6 mesi. E’ una dieta che va seguita con attenzione, poiché non priva di effetti collaterali (che verranno riportati nell’ultimo paragrafo).

 La dieta Low-FODMAPs è efficace?

Molti studi osservazionali hanno mostrato che una restrizione di alimenti ricchi di FODMAPs nella dieta può alleviare i sintomi in molti pazienti che soffrono di intestino irritabile, per cui questo tipo di dieta ha suscitato l’interesse di molti operatori del settore. La dieta low FODMAPs si è dimostrata più efficace della sola correzione del proprio stile di vita e alimentare, ma ancora non sono stati effettuati studi per paragonarne l’efficacia a quella di una dieta senza glutine, che ad ogni modo riduce l’introito giornaliero di FODMAPs. Gli studi che verificano l’efficacia della dieta low-FODMAPs nei bambini sono pochi, tuttavia suggeriscono che questa porti a un miglioramento dei sintomi. E’ necessario intraprenderla con adeguata saggezza clinica, facendosi seguire da un medico, nutrizionista o dietista, e vedremo il perché nel prossimo paragrafo.

Dieta low FODMAPs: rischi ed effetti collaterali

Anche se, come ogni dieta volta a migliorare dei sintomi, ha effetti positivi in chi ne ha bisogno, poiché la dieta low FODMAP è restrittiva non è esente da rischi ed effetti collaterali. Come tutte le diete restrittive può portare a carenza di nutrienti o innescare disturbi del comportamento alimentare. Se questa dieta viene fatta in modo troppo restrittivo la flora batterica intestinale può modificarsi in modo non favorevole, con impatto conseguente sulla salute non ancora noto. Per questo motivo va seguita  per un breve periodo, reintroducendo gli alimenti a maggior contenuto di FODMAPs nella fase di mantenimento.

Vediamo ancora meglio, nel dettaglio, quali sono le problematiche correlate a questa dieta.

  • Alterazione del microbiota intestinale

I fruttani e i galatto-oligosaccaridi hanno una azione prebiotica: questo significa che la loro restrizione nel corso della dieta può portare a una riduzione di batteri che sono benefici per il funzionamento del nostro intestino. In particolare, due studi hanno mostrato una riduzione dei Bifidobacteria quando una dieta low-FODMAPs viene condotta per 3-4 settimane. Vengono inoltre ridotte altre popolazioni batteriche (batteri butirrato-produttori e che degradano il muco) che possono inficiare i benefici di questa dieta a lungo termine. Sono necessari ulteriori studi per verificare che cosa accade alla flora batterica intestinale durante la fase di reintroduzione dei FODMAPs.

  • Disordini alimentari

Diete di questo tipo possono incrementare il rischio di disturbi del comportamento alimentare. Le persone affette da IBS possono infatti sviluppare ansia e preoccupazione nei confronti del cibo e della sua preparazione, con conseguente rinuncia a situazioni conviviali in cui il mangiare insieme comporta consumo di alimenti non preparati a casa. Questi comportamenti sono stati di recente associati all’ortoressia nervosa “ comportamento ossessivo nella scelta del cibo, nella programmazione dei pasti e nella loro preparazione e consumo; il cibo viene considerato soprattutto fonte di salute piuttosto che anche piacere; fede esagerata nel fatto che includendo o eliminando alcuni tipi specifici di cibo si possano prevenire o curare specifiche malattie o aumentare il proprio benessere quotidiano”

  • Uso inappropriato della dieta low-FODMAPs

A volte questo approccio dietetico viene usato in modo inappropriato dagli stessi operatori del settore, quale test diagnostico per la sindrome dell’intestino irritabile. Questa dieta non è invece un test per la diagnosi dell’IBS, che avviene seguendo i Criteri diagnostici di Roma III per la sindrome dell’intestino irritabile.


Riferimenti

http://www.fodmapliving.com/wp-content/uploads/2013/02/Stanford-University-Low-FODMAP-Diet-Handout.pdf

Suma Maggeand Anthony Lembo- Low FODMAP diet for treatment of IBS- Gastroenterology & Hepatology 739-745, Volume 8, Issue 11 November 2012

Peta Hill et al. -Controversies and Recent Developments
of the Low-FODMAP Diet -Gastroenterology & Hepatology 36-45,Volume 13, Issue 1 January 2017

http://www.celiachia.it/public/bo/upload/aic%5Cdoc/88%20US12%20GS%205%20ok.pdf

Kerckhoffs AP et al. - Lower Bifdobacteria counts in both duodenal mucosa-associated and fecal microbiota in irritable bowel syndrome patients. - World J Gastroenterol. 2009;15(23):2887-2892.

Parkes GC et al. -Distinct microbial populations exist in the mucosa-associated microbiota of sub-groups of irritable bowel syndrome. -Neurogastroenterol Motil. 2012;24(1):31-39.

Satherley R, Howard R, Higgs S. - Disordered eating practices in gastrointestinal disorders. -Appetite. 2015;84:240-250

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Pubblicato il 03-11-2017 da...

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Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

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