Intolleranza al lattosio: dai sintomi alla diagnosi

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Molti di noi, dopo un cappuccino o dopo aver mangiato una pizza, sentono pesantezza allo stomaco e gonfiore. Da qui viene spontaneo pensare ad una intolleranza al lattosio. In questo caso, prima di iniziare una dieta di esclusione sarebbe opportuno eseguire una appropriata diagnosi: in questo articolo vedremo insieme quali sono i test diagnostici più indicati. 

Che cos'è il lattosio e che significa essere intolleranti?

Il lattosio è un disaccaride, ovvero uno zucchero semplice costituito da una molecola di galattosio ed una di glucosio.

La digestione del lattosio avviene nell’intestino tenue ad opera di un enzima, la lattasi, una proteina espressa all'apice dei villi intestinali.

Quando l’attività della lattasi intestinale non è sufficiente a digerire il lattosio introdotto con l’alimentazione si parla di ipolattasia o deficit di lattasi, una condizione che determina la comunemente detta intolleranza al lattosio.


Sintomi: perché sto male se non digerisco il lattosio?

I sintomi si manifestano quando il lattosio non digerito raggiunge l'intestino crasso: qui i batteri metabolizzano il lattosio producendo gas (prevalentemente idrogeno, metano e composti volatili solforati) e composti tossici (acetaldeide, acetoino, 2,3 diol-butano).

I gas prodotti, distendendo le pareti intestinali, provocano dolore e flatulenza, invece le tossine svolgono un’azione dannosa su una vasta gamma di cellule: neuronali, cardiache, muscolari, endocrine, sistema immunitario.

Come si fa la diagnosi di intolleranza al lattosio?

La diagnosi di intolleranza al lattosio si esegue soltanto con esami di laboratorio: il breath test al lattosio (il più diffuso) e il test genetico per l’intolleranza al lattosio.

Breath test al lattosio

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 Questo test è noto anche come test del respiro e valuta la presenza di idrogeno nell’aria espirata prima e dopo la somministrazione di una dose di lattosio (50 g di lattosio). Il paziente soffia in una sacca a intervalli regolari (ogni 30 minuti) per un tempo massimo di 4 ore (sono necessari 9 campioni di aria).

Qual è la base di funzionamento del test?

Nel caso in cui ci sia una intolleranza al lattosio, ovvero assenza di lattasi, il lattosio ingerito fermenta nell'intestino e produce idrogeno; questo idrogeno viene assorbito nel circolo sanguigno e poi eliminato attraverso i polmoni con la respirazione. Normalmente nell'intestino viene prodotta una quantità minima di idrogeno: se questo aumenta nell'espirato, dopo aver assunto lattosio, siamo in presenza di un malassorbimento che può essere lieve, moderato o grave.

Nelle 8 ore precedenti all'effettuazione del test è necessario essere a digiuno e nella settimana precedente bisognerebbe evitare l’assunzione di antibiotici, fermenti lattici, latte e suoi derivati, lassativi e farmaci chemioterapici.

Quando si fa la diagnosi bisogna inoltre tenere presente che alcune allergie, come quella alle proteine del latte e del grano, possono mimare l’intolleranza al lattosio e che l’infiammazione intestinale dovuta a queste allergie può causare una intolleranza al lattosio secondaria, non dovuta a deficit dell’enzima.

Test Genetico

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Il test genetico è utile in tutti quei casi in cui si ha familiarità per l’intolleranza al lattosio e nei bambini, perché è un test di facile esecuzione: si esegue tramite prelievo di un tampone buccale a partire dal 6° mese dopo la nascita. Questo test permette, inoltre, di distinguere chi ha una intolleranza al lattosio geneticamente determinata e chi, invece, ha una intolleranza secondaria, ovvero dipendente da patologie a danno della mucosa intestinale (gastroenteriti, celiachia, terapie farmacologiche, ecc.), cosa non determinabile invece con il Breath Test. Il test permette di discriminare chi ha entrambe le copie sane del gene (T/T), chi ne ha solo una sana (T/C) e chi le ha entrambe mutate (C/C).



Riferimenti

B. Misselwit et al. - Lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and treatment -United European Gastroenterol J. 2013 Jun; 1(3): 151–159.

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Pubblicato il 28-06-2017 da...

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Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

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