Dalla melagrana alle noci: acido ellagico, un prezioso composto nutraceutico

acidoellagico.jpg

Mangiando noci o frutti di bosco, nelle giuste porzioni, potresti aver assunto un valido alleato della tua forma fisica: l'acido ellagico.

Per parlare di acido ellagico, è necessario definire che cosa sia un composto nutraceutico.

Una parola molto utilizzata oggi, nel settore della nutrizione, è proprio  "nutraceutica" e, di conseguenza, "composti nutraceutici". Ma che cosa sono?

Che cos’è un nutraceutico e che cos'è la nutraceutica?

Il termine nutraceutico (nutraceutical) è stato coniato nel 1989 dal Dr. Stephen De Felice, fondatore e presidente della Foundation for Innovation in Medicine (FIM), Cranford, NJ, unendo sincreticamente i termini "nutrizione" e "farmaceutica". Un nutraceutico è, nella sua definizione originale, un alimento, o parte di un alimento, con comprovati effetti benefici e protettivi sulla salute sia fisica che psicologica dell’individuo.

Per molto tempo, parlando di alimentazione ci si è concentrati su calorie, macronutrienti (carboidrati, vitamine, grassi) e micronutrienti (sali minerali e vitamine), ponendo troppo in secondo piano i tanti composti contenuti negli alimenti che, pur non contribuendo al fabbisogno energetico, sono invece fondamentali per il nostro benessere. Si pensi che tra i nutraceutici sono presenti tantissimi composti antiossidanti o con proprietà fitoterapiche che sinergicamente ci aiutano nel mantenere il nostro stato di salute.

Acido Ellagico: che cos’è

E’ un composto nutraceutico (composto polifenolico a struttura non flavonoide) molto studiato, perché è sempre più consistente il livello di evidenza scientifica che mostra come sia efficace nell’attenuare alcune complicanze metaboliche. In particolare, una recente review  del 2017, pubblicata sulla rivista scientifica Advances in Nutrition, ha analizzato le evidenze circa gli effetti benefici dell’acido ellagico sull’obesità e le sue complicanze metaboliche.

Acido ellagico: dove si trova? 

L’acido ellagico è contenuto in alcuni tipi di frutta e frutta secca, nello specifico nei frutti di bosco (fragole e lamponi rossi e neri, camemoro), melagrana, uva muscadina e frutta secca (noci, pistacchio, anacardi, noci pecan). In particolare i frutti di bosco forniscono acido ellagico sotto forma di ellagitannini, che costituiscono rispettivamente dal 60% (lampone rosso) all’80% (camemoro) dei composti fenolici totali presenti.

Acido ellagico: quali sono i suoi effetti?

Esiste un crescente numero di studi che evidenzia come l’acido ellagico possa diminuire i sintomi di patologie metaboliche quali la displipidemia, l’insulino-resistenza, il diabete di tipo 2 e la steatosi epatica. Nonostante i numerosi studi, ancora non è chiaro il meccanismo di azione di questo nutraceutico e il motivo è da attribuirsi alla complessità del metabolismo dell’acido ellagico che dipende da vari fattori, incluso: 

  1. l’alimento fonte dell’acido ellagico e la quantità di acido ellagico presente sotto forma di ellagitannini (è importante il rapporto tra acido ellagico ed ellagitannini) 
  2. l’esistenza di altri composti fitochimici in quell’alimento specifico 
  3. l’entità dell’assorbimento a livello dello stomaco e dell’intestino tenue (gli ellagitannini, al contrario dell’acido ellagico,non possono essere assorbiti a livello gastrico) 
  4. l’interazione con la flora batterica intestinale: si è visto che, a seconda della tipologia di flora batterica intestinale, cambia la biodisponibilità dell’acido ellagico 
  5. lo stato di salute dell’ospite (ovvero il nostro stato di salute). 

Per questo motivo è necessario avere una visione d’insieme di tutti questi fattori quando si va a valutare il potenziale ruolo benefico degli alimenti contenenti acido ellagico sulle malattie croniche obesità-mediate.

Effetti dell’acido ellagico sull’obesità

La review del 2017, pubblicata sulla rivista scientifica Advances in Nutrition, ha raccolto le evidenze scientifiche riguardanti gli effetti sull’obesità derivanti sia da studi in vivo che in vitro. Questi risultati sono riassunti a seguire.

Evidenza scientifica dagli studi in vitro

Molti sono gli studi in vitro, condotti su linee cellulari di adipociti, per studiare come varia il metabolismo dei lipidi in presenza di acido ellagico. Uno di questi studi, effettuato su linea cellulare 3T3-L1 (linea cellulare murina di preadipociti) ha mostrato come i prodotti a base di lamponi, ricchi in acido ellagico, possono alterare la differenziazione degli adipociti: in particolare, si è visto che venivano ridotti l’accumulo di lipidi nelle cellule e l’adipogenesi. Un altro studio, sempre su linea cellulare 3T3-L1, ha mostrato come l’estratto del melograno, contenente 10–100 µg/mL di acido ellagico, riducesse il rilascio della resistina, una molecola (adipochina) che riduce la sensibilità insulinica.

Anche un altro studio, su colture di adipociti umani, ha confermato il ruolo antiadipogenico dell’acido ellagico: i polifenoli dell’uva muscadina, che contiene 18.2mg/g di acido ellagico libero, sono stati in grado di ridurre l’accumulo di lipidi durante il processo di adipogenesi. In particolare, si è visto che dei 4 composti nutraceutici principali contenuti nell’uva muscadina (acido ellagico, quercetina, miricetina e kaempferolo) l’acido ellagico era il responsabile della inibizione del processo di adipogenesi.

Evidenza scientifica dagli studi in vivo

I dati relativi agli studi in vivo, ad oggi disponibili, suggeriscono che “le frazioni di alimenti interi arricchite in acido ellagico” sono efficaci nell’attenuare le adiposità e i marker plasmatici della sindrome metabolica, anche se l’entità di riduzione della massa grassa è variabile e dipende dalla fonte e dal contenuto di acido ellagico, così come dalla durata della supplementazione. Gli animali che hanno consumato fonti ricche di acido ellagico [ es. estratti di buccia di melograno arricchita in acido ellagico (11mg/kg di peso), estratti di foglie di melograno (85mg/kg di peso), estratto di mirtillo (15 mg/kg peso), foglie di tè dolce cinese (20mg/kg di peso)] hanno mostrato una significativa riduzione di peso corporeo così come di tessuto adiposo.  Si è rilevata inoltre una riduzione dei livelli di trigliceridi nel fegato, associata ad un aumento dell’espressione di geni epatici correlati all’ossidazione degli acidi grassi.  Altri studi hanno inoltre mostrato come il consumo costante di acido ellagico nella dieta o di estratti di melograno migliorassero i livelli di steatosi epatica e dislipidemia (che sono strettamente associate all’obesità e all'infiammazione cronica).

Acido ellagico e diabete di tipo 2: studi in vivo

Uno studio in vivo, condotto su topi con diabete di tipo 2 indotto, ha studiato gli effetti del trattamento con acido ellagico, con un farmaco ipoglicemizzante (pioglitazone) e con una combinazione di entrambi. Questi topi avevano un aumentato livello nel sangue  di glicemia, colesterolo LDL e trigiceridi, e una diminuzione dei livelli di colesterolo HDL (il colesterolo “buono”).  I risultati hanno mostrato che la combinazione di 10mg di acido ellagico per kg di peso con 10mg di pioglitazone per kg di peso portava a un significativo miglioramento di tutti i parametri biochimici rispetto all’uso dell’ipoglicemizzante da solo. In particolare si è dimostrato che una terapia combinata con acido ellagico, sui topi, poteva dimezzare l’uso del farmaco con conseguente riduzione anche degli effetti collaterali correlati al farmaco stesso.

Acido ellagico e attività antidepressiva

Uno studio su topi ha mostrato come il trattamento con acido ellagico (2,5 mg/kg)  abbia aumentato i livelli di BDNF  (fattore neurotrofico cerebrale, brain-derived neurothrophic factor), nell’ippocampo con effetto significativo simil-antidepressivo.  Il BDNF è una neurotrofina che sostiene la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni e aiuta a sostenere quelli già presenti. 

Dopo aver esplorato l'acido ellagico e le sue proprietà, siete pronti a mangiare le famose 3 noci al giorno e a fare merenda con dei frutti di bosco?

schiaccianoci.jpg



Potrebbe interessarti anche...

vedi anche...
insalata-melograno.jpg
Ecco un'insalata calda e ricca di antiossidanti, da gustare come piatto unico!     leggi di più...
 

vedi anche...
cibomedicinahippocater.jpg
Alimenti funzionali, integratori, nutraceutici: che differenza c'è?     leggi di più...
 

vedi anche...
botero14.jpg
Tutto quanto di un ambiente possa portare consapevolmente o inconsapevolmente a mangiare più del necessario e a ridurre la propria attività fisica.     leggi di più...
 

vedi anche...
abdominal.jpg
Hai difficoltà a perdere peso?Potrebbe trattarsi di resistenza-insulinica. In questo articolo vedremo insieme di conoscere questa condizione, tanto diffusa quanto spesso sottovalutata.     leggi di più...
 

Pubblicato il 27-12-2017 da...

20160622_184213.jpg
Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

Condividi questo articolo nel tuo social network preferito!

Sito consigliato: NutrizioneNaturale.org - alimentazione come principale medicina