Vitamina D: le proprietà nascoste

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Lo studio è stato portato a termine da ricercatori appartenenti a diversi istituti di ricerca, fra cui la “Queen Mary University” ed il “Winthrop University Hospital” negli US ed il “Karolinska Institutet” in Svezia. Nessuna industria farmaceutica coinvolta nella produzione di integratori di vitamina D ha preso parte alla ricerca e i fondi provenivano dal “National Institute for Health Research”. Lo studio è stato poi pubblicato dal British Medical Journal ed è possibile avere accesso online all’articolo in modo gratuito.

Di che tipo di ricerca si è trattato?

La ricerca si è avvalsa principalmente di due metodologie: la prima è stata una Systematic Review (cioè la sintesi di ricerche mediche su un particolare argomento. Questa prevede di prendere in considerazione più studi possibile che, però, abbiano una qualità accertata) e la seconda, una Meta-analisi (questa metodologia si basa su una tecnica matematica atta a combinare i risultati degli studi individuali per avere una misura unica dell’effetto di un trattamento).

Lo scopo dello studio è stato quello di individuare se un’integrazione di Vitamina D potesse in qualche modo prevenire le infezioni acute del tratto respiratorio, come il comune raffreddore, la bronchite e la polmonite.

Infine, perché lo studio potesse essere considerato più attendibile possibile, i ricercatori hanno scelto di utilizzare solo i dati provenienti da studi in cui venivano scelti in modo random i partecipanti a cui somministrare (o non somministrare) l’integrazione della vitamina D o il placebo.

I ricercatori hanno preso in considerazione quattro diversi studi e due trials clinici (tutti di altissima qualità) allo scopo di valutare gli effetti dell’integrazione della vitamina D in relazione al rischio di infezioni acute del tratto respiratorio. In questi studi veniva messa a confronto l’azione della vitamina D3 o della D2 con un placebo, in studi a “doppio cieco”, cioè nei quali né i partecipanti né i medici erano a conoscenza di quale pillola venisse somministrata.

Al momento della raccolta dei dati, i ricercatori hanno diviso i partecipanti in sottogruppi allo scopo di mantenere i dati oggettivi (secondo l’età, il sesso e la durata dello studio) e per controllare che altri fattori (come asma e indice di massa corporea) non influenzassero i risultati ottenuti.

Sfortunatamente, però, i ricercatori non hanno potuto analizzare i risultati in relazione a partecipanti affetti da COPD (Malattia Polmonare Cronica Ostruttiva) o che avessero ricevuto il vaccino antiinfluenzale.

Quali risultati sono stati ottenuti?

In totale, sono stati presi in considerazione 25 studi in 14 Paesi, coinvolgendo un totale di 11.321 partecipanti, di età compresa fra 0 e 95 anni. I risultati hanno riportato che l’integrazione di vitamina D riduce il rischio di infezione acuta del tratto respiratorio del 12%.

Dividendo i partecipanti in piccoli sottogruppi, è stato messo in evidenza un significativo effetto protettivo in coloro che assumevano la vitamina D ogni giorno od ogni settimana in dosi minime, ma non in coloro che assumevano grandi dosi in modo saltuario.

Fra i partecipanti che avevano ricevuto dosi giornaliere o settimanali, gli effetti protettivi erano maggiori in coloro che all’inizio dello studio avevano bassi livelli di vitamina D e in coloro che erano affetti da asma.

Inoltre non sono stati riportati effetti avversi di morbilità o mortalità in coloro che hanno partecipato agli studi.

I ricercatori hanno così commentato: “I nostri studi riportano una sorprendente nuova indicazione per l’integrazione della vitamina D: la prevenzione nelle infezioni acute del tratto respiratorio. Inoltre abbiamo osservato che i soggetti in cui i livelli di vitamina D sono molto bassi e che assumono un’integrazione giornaliera hanno particolari benefici".

Conclusioni

Questo studio ha dei punti di forza e delle limitazioni. È stato disegnato molto bene e include evidenze di altissima qualità. I ricercatori hanno cercato di ridurre il rischio di bias (pregiudizio o inclinazione a favore, o contro, un dato) ed analizzare le possibili aree in cui la bias poteva esistere nello studio.

Ci sono però, delle limitazioni:

  • I risultati possono essere stati soggetti a bias, in quanto alcuni piccoli trials, che riportavano effetti collaterali della vitamina D, potrebbero non essere stati inclusi nello studio.
  • Lo studio non ha adeguatamente preso in considerazione gli effetti dell’integrazione della vitamina D su alcuni sottogruppi, come ad esempio, sulle persone affette da COPD.
  • I dati relativi all’aderenza (la capacità del paziente di rispettare le dosi e i tempi di somministrazione) non sono stati disponibili per tutti i partecipanti.

Le attuali Linee Guida raccomandano l’assunzione, per gli adulti e i bambini a partire da un anno di età, di una dose pari a 10mcg di vitamina D, soprattutto nei mesi autunnali ed invernali.

Si raccomanda a coloro che sono a rischio di una grave deficienza di vitamina D di assumere un integratore durante tutto l’anno. Detto questo, però, le attuali Linee Guida non raccomandano la “fortificazione” del cibo (ad esempio latte, cereali, succhi) con aggiunte di vitamina D.

Ricordiamo, però, che tra gli alimenti più utili alla formazione della vitamina D da parte del nostro organismo vi sono alcuni tipi di pesce, come le aringhe, lo sgombro e le sardine, il burro, i formaggi grassi, il latte, le uova e i piselli.

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Pubblicato il 11-09-2017 da...

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Simona Pepe
Pharmacist Manager e Nutritional Therapist

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