Aconito

Aconitum Napellus L.
aconito

A) Stelo in fiore 

1) Fiore in sezione verticale 

2) Interno del fiore 

3) Stame 

4) Ovario in sezione orizzontale e verticale 

5,6) Frutto immaturo e maturo 

7) Seme

Famiglia:
Ranuncolacee
Nomi Alternativi :
Colore Foglia:
Verde
Colore Frutto:
Habitat:Nei boschi freschi e umidi del piano montano nelle Alpi, in qualche punto dell’Appennino centrale e in Corsica.

Storia e leggenda 

L’aconito è una pianta dal fiore molto bello e decorativo, che ha attratto l’attenzione dell’uomo fin dai tempi più antichi. Ovidio racconta che questa pianta, tipica degli inferi, era seminata da Cerbero, il custode all’aldilà. La bava di questo cane furioso, cadendo sulla terra, faceva nascere l’aconito. 
Questa leggenda si ispira alla tossicità ben nota in quei tempi della pianta, che veniva usata per estrarre il succo mortale, nel quale Galli e Germani intingevano la punta delle loro frecce. La particolare forma ad elmo del fiore ha ispirato credenze e superstizioni, e simboleggiava ora i cavalieri erranti, ora i monaci eremiti, ora il male e la vendetta, ora gli amori fedifraghi. Anche la magia si è impadronita di questo fiore, tanto che si credeva che portare sul corpo una spiga di aconito rendesse invisibili. 

Descrizione

È una pianta erbacea, perenne, con un apparato sotterraneo costituito da una o più radici tuberizzate e fascicolate, con ramificazioni laterali fibrose. Di queste, la principale, lunga da 5 a 8 cm, è accompagnata da una o più formazioni tuberose a forma di fuso, pesanti, compatte e bianche all’interno, con una gemma, mentre il tubero anziano è scavato e brunastro. 

Il caule è eretto (alto da 30 cm a 1 m), cilindrico, glabro, semplice o con poche ramificazioni. 

Le foglie sono numerose, alterne con piccioli che si accorciano a mano a mano che si procede verso l’alto; il lembo fogliare è palmato, glabro, di colore verde intenso la pagina superiore, verde pallido quella inferiore. 

I fiori sono raccolti in un grande grappolo terminale, semplice o ramoso; nascono all’ascella di brattee, portati da peduncoli, e hanno calice di 5 sepali disuguali, di colore turchino cupo; di questi uno è a forma di elmo, è più grande ed abbraccia i sepali laterali. 

La corolla è ridotta a due elementi nascosti all’interno dell’elmo. Il frutto è composto di tanti follicoli, contenenti molti semi. 

Parti usate

Si usano di questa pianta le foglie, raccolte in estate da giugno ad agosto, ma soprattutto le radici, raccolte in autunno o all’inizio della primavera. Le foglie raccolte si mondano dai piccioli e si seccano all’ombra rapidamente, perché in questa operazione perdono una parte della loro attività, tanto che sarebbe meglio usarle allo stato fresco. Questa è del resto la ragione per la quale di preferisce l’uso delle radici tuberizzate. 

Principali costituenti

Tutte le parti della pianta contengono aconitina, un alcaloide, e le radici anche neopellina e napellina. L’aconitina è mortale in dosi da 1 fino a 4 mg, ed è uno dei veleni più energici che si conoscano. Agisce eccitando e poi paralizzando i centri nervosi, e la morte sopravviene per paralisi respiratoria e cardiaca; agisce anche sulle terminazioni nervose dando fenomeni di anestesia, e sulle fibre motorie con manifestazioni che ricordano l’azione paralizzante del curaro. La napellina e la neopellina sono altrettanto velenose. 

Proprietà

Analgesico, sedativo, decongestionante, vaso costrittore.