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COVID-19 e Vitamina C

Nota Fondamentale:

Nessun integratore, mai, cura o previene le malattie.

Con la pandemia COVID-19 è particolarmente importante sottolineare che nessun integratore, dieta o altre modifiche allo stile di vita diverse dal distanziamento sociale e dalle pratiche igieniche adeguate possono proteggerci.

Mentre medici e ricercatori stanno studiando gli effetti dell'elevata dose endovenosa (IV) di vitamina C sul nuovo coronavirus, nessun integratore, compresa la vitamina C, può prevenire o trattare il COVID-19.

Qui parliamo della vitamina C: come influenza l'immunità, come viene tentata la terapia COVID-19 in ambito ospedaliero e valutiamo l'utilità o meno di assumere un integratore orale.

Che cos'è la vitamina C?

La vitamina C è un nutriente essenziale e un potente antiossidante, il che significa che può neutralizzare i radicali liberi nell'organismo e aiutare a prevenire o invertire il danno cellulare causato da questi composti.

È anche coinvolto in una serie di processi biochimici legati alla risposta immunitaria.

Il fabbisogno giornaliero è pari a 90 mg, ma le donne che allattano hanno bisogno di ulteriori 30 mg e i fumatori di 35 mg.

È abbastanza facile soddisfare le esigenze di vitamina C attraverso una dieta ricca di frutta e verdura. Ad esempio, una sola arancia media fornisce il 77% del fabbisogno giornaliero e circa 150 grammi di broccoli cotti ne forniscono il 112%.

In che modo la vitamina C influenza la risposta immunitaria?

La vitamina C influisce sulla risposta immunitaria in diversi modi, primo fra tutti con la sua attività antiossidante in grado di ridurre l'infiammazione.

La vitamina C:

  • Mantiene la pelle sana aumentando la produzione di collagene, aiutando la pelle a fungere da barriera funzionale per impedire l'ingresso di composti dannosi per il corpo e favorendo la guarigione delle ferite.
  • Aumenta l'attività dei fagociti, le cellule immunitarie che possono "ingoiare" batteri nocivi e altre particelle.
  • Promuove la crescita e la diffusione dei linfociti, un tipo di cellula immunitaria che aumenta gli anticorpi circolanti, proteine ​​che possono attaccare sostanze estranee o dannose nel sangue.

Purtroppo, però, negli studi sulla sua efficacia contro i virus che causano il raffreddore comune la vitamina C non sembra abbassare la probabilità di contrarre un raffreddore, ma può aiutare a superarlo più velocemente e a renderne i sintomi meno gravi.

Detto questo, esistono anche risultati provenienti da ricerche sugli animali e sull'uomo che riportano come dosi elevate o intra-venose (IV) di vitamina C possono ridurre l'infiammazione polmonare in gravi malattie respiratorie causate da H1N1 ("influenza suina") o altri virus.

Tuttavia, stiamo parlando di dosi molto al di sopra del fabbisogno giornaliero e al momento non ci sono prove per sostenere l'uso di vitamina C nell'infiammazione polmonare. 

Oltretutto alte dosi di integratori a base di vitamina C, anche per via orale, possono causare effetti collaterali come la diarrea.

Vitamina C e COVID-19

In un articolo pubblicato sul “Chinese Journal of Infection Diseases”, la Shanghai Medical Association ha approvato l'uso di vitamina C ad alte dosi come trattamento per le persone ospedalizzate con COVID-19.

Vengono qui raccomandate dosi di somministrazione di molto superiori a quelle del fabbisogno giornaliero, per via endovenosa, allo scopo di migliorare la funzione polmonare, il che può essere utile ad evitare che il paziente necessiti di ventilazione meccanica o di supporti vitali.

Inoltre, una peer review del 2019 ha messo in evidenza come il trattamento con vitamina C, sia per via orale che endovenosa, possa aiutare le persone ricoverate in unità di terapia intensiva (ICU) per malattie critiche riducendo la durata della terapia intensiva dell'8% e accorciando la durata della ventilazione meccanica del 18,2%.

I ricercatori cinesi hanno anche registrato una sperimentazione clinica per studiare ulteriormente l'efficacia della vitamina C intra-venosa nelle persone ospedalizzate con COVID-19.

Tuttavia, è importante notare come la vitamina C non sia ancora una parte standard nel piano di trattamento per COVID-19, perché mancano ancora prove solide sulla sua reale efficacia, ed è questo il motivo per il quale saranno necessari ancora molti altri test.

Integratori: necessari o no?

Attualmente, nessuna prova supporta l'uso di integratori orali di vitamina C per prevenire COVID-19. Solo perché la vitamina C può essere d’aiuto nella riduzione della durata ed intensità dei raffreddori causati da altri virus, ciò non garantisce che avrà lo stesso effetto sul coronavirus che causa COVID-19.

Inoltre, la vitamina C è una vitamina idrosolubile, si dissolve cioè in acqua, il che significa che le quantità in eccesso non sono immagazzinate nel corpo, bensì eliminate attraverso le urine: assumerne di più non significa assorbirne di più. È questo il motivo per cui gli integratori di vitamina C ad alte dosi causano diarrea: essi segnalano al corpo di estrarre l'acqua dalle cellule e nel tratto digestivo.

La cosa migliore da fare è seguire una dieta varia e ricca di frutta e verdura, che fornisca naturalmente tutta la vitamina C di cui una persona sana abbia bisogno, insieme a molti altri nutrienti e antiossidanti.

 

Integratori: quali scegliere

 

Hai deciso di assumere un integratore di vitamina C?

Allora, scegline uno di alta qualità e nella dose corretta.

Sebbene gli integratori siano regolati dalla Food and Drug Administration (FDA), non sono conformi agli stessi standard di sicurezza dei prodotti farmaceutici. Allora, attento al tuo acquisto. Alcune organizzazioni di terze parti, come NSF International, ConsumerLab e United States Pharmacopeia (USP), testano integratori per la trasparenza e l'accuratezza dell'etichetta.

Il limite superiore (UL) per un integratore di vitamina C - la quantità che la maggior parte delle persone può consumare quotidianamente senza effetti negativi - è di 2.000 mg. La maggior parte degli integratori di vitamina C fornisce una dose giornaliera compresa tra 250 e 1.000 mg, quindi può essere facile superare l'UL se non si sta attenti. 

Leggere sempre l’etichetta sulla confezione e assumere solo la dose raccomandata per evitare complicazioni.

Particolare attenzione deve essere prestata se si eseguono trattamenti con radiazioni (chemioterapia) o se si usano farmaci per abbassare il colesterolo. Detto questo, quando utilizzati in contesti clinici nel trattamento di pazienti critici, i trattamenti con vitamina C a dosi molto elevate sono sicuri e non associati a effetti collaterali significativi.

In caso di dubbi sugli integratori di vitamina C, è necessario consultare il proprio medico prima di aggiungerli alla propria routine.

Pubblicato il 18-04-2020 da:

simona pepe
Simona Pepe
MR Locum Pharmacist, MSc, Nutritional Therapist

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