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Dieta ed evoluzione del gene umano per l’amilasi: quanti carboidrati?

La capacità di digerire e metabolizzare gli amidi influisce sul nostro indice di massa corporea (BMI)?

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Nel 2014,  su Nature Genetics , un  gruppo di ricercatori ha pubblicato uno studio che dimostra  come esista una connessione tra genetica, metabolismo dei carboidrati e l'indice di massa corporea (BMI).
 
I ricercatori hanno identificato una significativa associazione tra il numero di copie di gene per l’amilasi salivare (AMY1), l’indice di massa corporea (BMI) e la tendenza all’obesità.
I ricercatori hanno eseguito il test genetico su 6200 soggetti e hanno dimostrato che un aumentato numero di copie del gene per l’amilasi salivare (AMY1)  è associato sia con i livelli di espressione del gene per l’amilasi che con i livelli di enzima presenti nel siero, mentre un ridotto numero di copie di AMY1 è associato a un aumentato indice di massa corporea (BMI) e a un aumentato rischio di obesità.

Questo significa che, se si possiede un minor numero di copie di gene per l'amilasi salivare, è più probabile avere un indice di massa corporea (BMI) più elevato ed essere esposti a un rischio aumentato di diventare obesi.
In particolare la possibilità di essere obesi,  per le persone con meno di quattro copie del gene per l'amilasi salivare (AMY1), è di circa otto volte superiore rispetto a quelle con più di nove copie di questo gene.

Detto in altro modo, chi ha 4 copie del gene, rispetto a chi ne possiede 9, rischia 8 volte di più di diventare obeso.


I ricercatori hanno stimato che ad ogni copia aggiuntiva del gene per l'amilasi salivare corrisponde una riduzione del 20% della probabilità di diventare obesi.

E’ noto che una buona digestione dei carboidrati deve iniziare da una corretta masticazione e una certa permanenza del cibo in bocca: l’obesità probabilmente dipende anche dal modo in cui l’amido viene digerito e dal modo in cui i prodotti finali della digestione dei carboidrati complessi si comportano a livello intestinale.


Cacciatori-raccoglitori delle zone aride o del circolo polare artico?

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I risultati dello studio precedentemente citato fanno seguito agli studi sulla quantità di amilasi salivare presente in alcune popolazioni.

La variabilità culturale della dieta umana spiega alcune differenze genetiche adattative tra popolazioni.

Il consumo di alimenti ricchi di amidi è una caratteristica preminente delle società agricole e di quelle dei cacciatori-raccoglitori di zone aride.
Al contrario, il consumo di amidi è ridotto tra i cacciatori-raccoglitori e alcuni pastori delle zone delle foreste pluviali e del circolo polare artico.

Questa variazione comportamentale ha sollevato alcune domande circa la possibilità che differenti pressioni selettive abbiano agito sul gene dell’amilasi, l’enzima responsabile per l’idrolisi e la digestione degli amidi.

In uno studio del 2009, pubblicato su Nature Genetics, Perry et al. hanno scoperto che i livelli di amilasi presenti nella saliva aumentano con l'aumentare del numero di copie del gene per l’amilasi salivare (AMY1) e che gli individui che provengono da popolazioni con alto livello di consumo di prodotti amidacei hanno in genere un numero più elevato di copie di questo gene AMY1.
 
La conclusione dello studio è stata che un più elevato numero di copie del gene per l'amilasi salivare (AMY1) e di livelli di amilasi probabilmente migliora la digestione degli alimenti amidacei.

Cosa significa tutto questo?

Il nostro metabolismo dei carboidrati è complesso ed anche geneticamente le persone possono essere predisposte a consumarne più o meno di altre. Non è solo la quantità di copie del gene per l'amilasi salivare a determinare quanti carboidrati possiamo assumere ma anche altre condizioni quali la predisposizione genetica all'insorgenza di resistenza insulinica e diabete e....quanto ci muoviamo!

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Pubblicato il 12-04-2016 da:

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Elena Monica Flati
Biologo Nutrizionista e Farmacista.

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