Potassio


Che cos’è il Potassio?

Il Potassio è un importante minerale e un elettrolita dalle qualità incredibili. In natura si trova in diversi alimenti, incluse le verdure a foglia verde, i legumi e il pesce, come il salmone.

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Circa il 98% del potassio presente nel corpo umano si trova all’interno delle cellule e, di questo, l’80% nelle cellule muscolari e il 20% nelle cellule delle ossa, del fegato e dei globuli rossi.

All’interno delle cellule è necessario per lo svolgimento di molti processi metabolici, tra cui:

  • la contrazione muscolare
  • il funzionamento cardiaco
  • il bilancio idrico

Purtroppo, però, nonostante la sua importanza, solo pochissime persone in tutto il mondo assumono una quantità sufficiente di questo minerale. 

Va ricordato che un regime alimentare ricco di potassio è associato soprattutto, ma non solo, a:

  • basso rischio di pressione sanguigna troppo alta
  • basso rischio di formazione di calcoli renali
  • basso rischio di osteoporosi

1) Carenza di potassio: un problema comune

Sfortunatamente, la maggior parte delle persone adulte non assume sufficienti quantità di potassio, di solito a causa dei regimi alimentari tipici dei paesi occidentali, nei quali è alto il consumo di cibi processati industrialmente.

Nonostante questo, solo perché la quantità di potassio assunta non è sufficiente questo non significa, necessariamente, che ci sia una carenza. 

Una ipokaliemìa (carenza di potassio, appunto) è caratterizzata da concentrazioni sanguigne minori di 3,5 mmoli per litro e questa condizione raramente si raggiunge a causa del solo regime alimentare.  Di solito si manifesta in seguito a diarrea cronica e vomito prolungato. 

Anche l’assunzione di diuretici per l’abbassamento della pressione sanguigna può provocare ipokaliemia come effetto collaterale. Tra questi vi sono:

  • diuretici tiazidici: idroclorotiazide, clorotiazide, clortalidone, idroflumetazide, metolazone e chinetazone
  • diuretici dell’ansa: furosemide, bumetanide, torasemide e acido etacrinico
  • uso prolungato di lassativi
  • un antimicotico: l’anfotericina B

i sintomi di una carenza di potassio dipendono dai suoi livelli nel sangue:

  • bassa: livelli compresi tra 3 e 3,5mmol/L. (di solito asintomatica)
  • media: livelli compresi tra 2,5 e 3mmol/L. (crampi, dolori muscolari, debolezza)
  • severa: livelli al di sotto dei 2,5mmol/L. (battito cardiaco irregolare e paralisi)

2) Fonti alimentari

Il modo migliore per aumentare i livelli di potassio nel sangue è attraverso il cibo. Ne sono ricche, infatti, la frutta e le verdure. Abbiamo stilato per voi una lista, basandoci su una porzione complessiva di 100 grammi. 

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  • barbabietola, cotta: 909 mg
  • patate dolci tipo yams, al forno: 670mg
  • patate bianche, al forno: 544mg
  • fagioli di soia, cotti: 539mg
  • avocado: 485mg
  • patate dolci tipo americane, al forno: 475mg
  • spinaci, cotti: 466mg
  • salmone, cotto: 414mg
  • banana: 358mg

Non ce ne voglia, la famosa banana, se è scivolata all’ultimo posto, ma i numeri le tolgono una fama immeritata.

3) Benefici per la salute

Una dieta ricca di potassio è associata a spettacolari benefici per la nostra salute. Potrebbe prevenire varie malattie o anche alleviarne i sintomi:

  • Pressione alta: una dieta ricca di potassio favorisce l’abbassamento della pressione sanguigna, specialmente negli ipertesi.
  • Infarti: molti studi hanno dimostrato che il rischio di infarto può essere ridotto fino al 27%.
  • Osteoporosi: una dieta ricca di potassio è utile nella prevenzione dell’osteoporosi, una condizione associata alla porosità ossea.
  • Calcoli renali: una maggiore presenza di potassio nella dieta è associata ad una significativa diminuzione del rischio di formazione di calcoli renali.

4) Quanto bisognerebbe assumerne?

I fabbisogni giornalieri dipendono da vari fattori, inclusi lo stato di salute, il livello di attività svolto e l’etnia di appartenenza.

Anche se non esistono linee guida per una RDI (dose giornaliera raccomandata), l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda che se ne assumano almeno 3,5mg al giorno, attraverso il cibo.

Vari studi hanno mostrato che un’assunzione superiore a 4,7mg al giorno non apporta ulteriori benefici, anche se alcuni potrebbero beneficiare, più di altri, di dosi maggiori. Ad esempio: 

  • Atleti: coloro che si impegnano in lunghi ed estenuanti esercizi potrebbero perdere quantità di potassio molto significative attraverso il sudore.
  • Persone ad alto rischio: gli ipertesi, coloro che soffrono spesso di calcoli renali, coloro che soffrono di osteoporosi e che hanno avuto un infarto dovrebbero assumere almeno 4,7mg al giorno di potassio.

5) Integratori e farmaci etici

Potrebbe sembrare sorprendente, ma gli integratori di questo minerale di solito non sono d’aiuto e questo perché la FDA (Food and Drug Administration, l’organismo mondiale di controllo) limita la quantità di potassio nei prodotti da banco a meno del 2% della dose giornaliera e questo a causa dell’altissimo rischio di sovradosaggio.

Numerosi studi hanno riportato come integratori di alte dosi di potassio possano danneggiare la parete dell’intestino.

Nei casi in cui sia necessaria una integrazione di potassio, il dottore ne prescrive le dosi e monitora il paziente per ogni eventuale reazione avversa.

Un eccesso di potassio nel sangue porta inoltre a una condizione definita Iperkaliemia, la quale, in alcuni casi, porta a irregolarità nel ritmo cardiaco (aritmia), che potrebbe essere anche fatale.

L’Iperkaliemia è caratterizzata da dosi maggiori di 5,0mmol/L, concentrazione veramente impossibile da raggiungere solo tramite il cibo.

L’Iperkaliemia, in genere, colpisce coloro che hanno la funzione renale compromessa o coloro che assumono medicine che possono alterarne la funzione, e questo perché il potassio è metabolizzato nel rene ed escreto attraverso le urine.

Abbiamo già visto la classe di diuretici “depletori di potassio”: a questi di solito si associa un’altra classe di farmaci diuretici, i “risparmiatori di potassio”, caratterizzati dalla mancata promozione dell’escrezione di potassio nelle urine. In genere i risparmiatori hanno scarsa attività diuretica e vengono utilizzati insieme ai depletori per mitigarne gli effetti negativi e rimediare alla perdita di potassio da questi causata.

Esempi di risparmiatori di potassio sono lo spironolattone e l’amiloride.

Un’altra classe di farmaci per l’ipertensione che possono aumentare i livelli di potassio è quella degli ACE-inibitori, captopril, enalapril, fosinopril, lisinopril, perindopril, quinapril, ramipril e trandolapril.

Coloro che assumono questi farmaci devono pertanto prestare attenzione alla quantità di potassio assunto durante la giornata ed evitare di assumere integratori di sali minerali, specialmente se anziani. 

È sempre bene, comunque, chiedere il parere del medico o del cardiologo.

Clicca per vedere i riferimenti...

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Simona Pepe
Pharmacist Manager e Nutritional Therapist
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