Veratro bianco

Veratrum Album L.
veratro bianco

A, B) Parte della pianta in fiore

1) Sezione verticale del fiore

2) Stami

3) Pistillo

4) Frutto in sezione verticale

Famiglia:
Liliacee
Nomi Alternativi :
Colore Foglia:
Verde
Colore Frutto:
Habitat:Cresce nei pascoli e nei prati di montagna, sia delle Alpi che degli Appennini.

Storia e leggenda

È facile, durante una passeggiata in montagna, vedere i veratri. Sono erbe abbastanza alte con le foglie larghe e un’inflorescenza vistosa. Quando non sono fiorite si possono facilmente confondere con la genziana; un carattere distintivo abbastanza immediato lo si trova nella disposizione delle foglie, che nella genziana sono opposte e non alterne. Esistono numerosi specie di veratro, come il Veratrum album, dai fiori bianchi e verdi, il Veratrum lobelianum dai fiori verdicci e il Veratrum nigrum che, come suggerisce il nome stesso, ha i fiori tendenti al bruno. Questa pianta era già conosciuta nell’antichità e il nome deriva da quello latino datole da Plinio il Vecchio.

 

Descrizione

È una pianta erbacea, perenne per la presenza di un rizoma tozzo, bruno, con numerose radici; il caule è eretto, alto fino a 1 metro, sul quale si inseriscono le foglie.

Le foglie sono alterne, tomentose, di forma ellittica quelle inferiori e lanceolata quelle superiori; il margine è intero, le nervature parallele ed evidenti.

I fiori sono raccolti in un’infiorescenza a pannocchia terminale, sorretti da un peduncolo; la corolla è formata da 6 tepali uguali, di colore bianco che degrada verso il verde, pubescenti sulla faccia esterna.

Il frutto è una capsula divida in 3 logge, contenente semi di forma ovale, alati.

 

Parti usate

La radice.

 

Principali costituenti

Contiene molti alcaloidi tra i quali la protoveratrina, la jervina, e la rubijervina che hanno differente grado di tossicità.

 

Proprietà

Un tempo veniva usato come antispasmodico, sedativo, analgesico, ma oggi l’uso di questa pianta è stato abbandonato per la sua tossicità e per l’irregolarità della sua azione. L’avvelenamento è sempre grave e può portare alla morte per paralisi respiratoria. I casi più gravi avvengono perlopiù in seguito a uno scambio tra il rizoma di veratro e quello di genziana, che hanno oltretutto dosaggi diversi. Le due piante hanno caratteristiche morfologiche abbastanza differenti e possono essere distinte fra loro, come anche i rizomi, per i quali occorre però una più attenta osservazione dei caratteri distintivi.